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Tecnopatie
La letteratura definisce le tecnopatie come “quelle patologie che i lavoratori contraggono a causa dei lavori svolti. Più precisamente, sono connesse all’utilizzo di apparecchiature che possono incidere sulla mobilità articolare, sullo stress dell’apparato visivo o comportare patologie croniche. Le tecnopatie possono condurre facilmente al riconoscimento della Malattia Professionale con grave per l’azienda in cui operino lavoratori colpiti da tali patologie”.Gli aspetti più rilevanti in quest’ambito riguardano i cosiddetti movimenti da sforzi ripetuti, la movimentazione manuale di carichi e la postura mantenuta o protratta. A causa dell’emersione di queste problematiche, l’INAIL e le ASL sono sempre più attive nel rendere consapevoli ed informati sia le aziende che i lavoratori sulla tematica in questione, agendo attraverso iniziative di svariato genere.Le tecnopatie si differenziano dagli infortuni in quanto caratterizzate da una graduale, lenta azione di fattori presenti nell’ambiente di lavoro che possono compromettere la salute dei lavoratori. Dall’analisi delle richieste pervenute all’INAIL negli ultimi due anni, si è registrato un aumento dell’11,7% delle denunce presentate per l’eventuale indennizzo di una patologia di origine lavorativa. L’aumento dei casi denunciati probabilmente non è dovuto al peggioramento degli ambienti lavorativi, ma a una progressiva emersione del problema. Le tecnopatie sono state sottovalutate per molti decenni, sia a causa di una sottostima della gravità che all’individuazione del problema ed al nesso causale tra malattia e attività lavorativa. Questa generale e certamente non voluta sottovalutazione ha portato di conseguenza ad una esposizione protratta al rischio che ne ha aggravato gli effetti sui lavoratori interessati che oggi, sensibilizzati dalla notorietà assunta dal fenomeno e sollecitando la responsabilità del Medico Competente aziendale, stanno richiedendo il riconoscimento della malattia professionale, non solo in quei casi per i quali è corretto e doveroso vedere riconosciuta tale patologia, ma anche purtroppo in svariati casi, per fruire di una serie di vantaggi all’interno dell’ambiente di lavoro.I settori più colpiti da questo fenomeno sono quello dei Servizi e dell’Industria, dove sono presenti il 93% della totalità dei casi. Un ulteriore settore dove il numero dei casi è in continua crescita è l’Agricoltura, dove si è verificato un graduale aumento dei casi di anno in anno.Per quanto riguarda le tecnopatie sono presenti delle rigide norme legislative che regolano le attività lavorative. I temi più importanti come ricordato precedentemente riguardano i movimenti da sforzi ripetuti, la movimentazione manuale di carichi e la postura mantenuta. Per ottemperare a questi obblighi di legge, le aziende si rivolgono a società di consulenza che operano nel settore della sicurezza nei luoghi di lavoro che spesso però non sono preparate per offrire alle aziende un adeguato supporto tecnico per questo tipo di analisi. O meglio, se per alcune di queste valutazioni come ad esempio la Movimentazione manuale dei carichi, la valutazione non presenta soverchie difficoltà tecniche e quindi non richiede un elevato livello di competenza, per quanto concerne l’analisi dei movimenti da sforzi ripetuti tale competenza è necessaria per garantire all’azienda un adeguato risultato professionale in quanto una valutazione effettuata non correttamente può generare diverse problematiche molto serie in relazione ai rapporti con gli organi di controllo competenti.LA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHIPartiamo quindi dall’analisi più semplice da effettuare, quella relative alla movimentazione manuale di carichi. L’art. 167 del D.Lgs. 81/08 definisce questi compiti come “operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, qualora tali azioni, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportino fra l'altro rischi di lesioni dorso-lombari”. Per la valutazione di queste problematiche è indicato utilizzare l’indice NIOSH. Questo indice, a partire da un massimo ideale sollevabile in condizioni ideali da un utente con sesso ed età definiti, considera l’eventuale esistenza di elementi sfavorevoli e tratta questi ultimi con appositi fattori di demoltiplicazione, calcolando infine il rapporto tra peso effettivamente sollevato e peso limite raccomandato. Tali calcoli sono relativamente semplici e qualsiasi società di consulenza privata è in grado di effettuare un’analisi discretamente precisa ed affidabile. Il RULA.Un ulteriore indice da tenere in considerazione per diminuire l’insorgenza di tecnopatie riguarda la postura mantenuta. Per valutare questo fattore viene utilizzato l’indice di rischio RULA. Con questo indice è possibile individuare eventuali possibili problemi posturali del collo, della schiena e degli arti superiori, in relazione a lavorazioni che prevedono un mantenimento di determinate posture per un periodo discretamente prolungato (pur in assenza di azioni muscolari e carichi esterni rilevanti). Anche questo strumento è discretamente facile da utilizzare, ma diverse società di consulenza non ne conoscono neppure l’esistenza.I MOVIMENTI DA SFORZI RIPETUTII problemi più seri per le aziende possono invece arrivare dalla valutazione dei movimenti da sforzi ripetuti. L’art. 15 del D.Lgs. 81/08 alla lettera d, impone il “rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo”. Il metodo principe per la valutazione del lavoro ripetitivo è il cosiddetto OCRA, messo a punto da Colombini e Occhipinti e assurto recentemente al rango di norma tecnica di riferimento. Esso può essere applicato in due modi: tramite la cosiddetta Checklist OCRA o tramite l’Indice OCRA.La Checklist è un metodo veloce di valutazione del rischio che viene applicato per ottenere una verosimile indicazione di una situazione lavorativa che si sospetta a rischio. Tale metodo è meno preciso rispetto all’Indice OCRA che viene utilizzato per valutare il rischio certo o per effettuare perizie in casi già conclamati e che risulta essere più completo ad affidabile e che consente di stimare il rischio ergonomico pesando diversi fattori (tra i quali: frequenza e ripetitività, forza posture e movimenti, fattori complementari e stereotipia), mediante il calcolo del rapporto tra il numero assoluto di azioni tecniche attualmente svolte in un turno di lavoro (ATA) ed il corrispondente numero di azioni tecniche raccomandate (RTA). Tale metodo, mediante simulazioni sempre più precise delle fasi di lavoro, consente una corretta progettazione o riprogettazione dei posti di lavoro, stimando con discreta approssimazione ciò che potrebbe accadere ad esempio variando il turnover tra gli operatori o la durata dei turni di lavoro.Tale valutazione richiede notevole competenza tecnica e può avvenire attraverso due metodiche:1) La rilevazione attraverso l’osservazione diretta (più semplice, ma poco precisa);
2) la videoregistrazione, che consente di riesaminare con maggiore attenzione e in modo differito l’attività ripetitiva soggetta ad analisi attraverso un successivo riesame finalizzato al conteggio e alla valutazione di una precisa serie di movimenti i quali, dopo un calcolo effettuato applicando specifiche formule, ci consente di ottenere l’indice di rischio ergonomico per quella lavorazione.
Esiste poi una terza modalità di analisi, più completa ed esaustiva, concernente l’elaborazione dei video attraverso l’applicazione di marker posizionati in particolari punti del corpo (a seconda dei movimenti da indagare), che consentono di effettuare un’analisi del movimento computerizzata (Motion Capture) riducendo al minimo gli errori interpretativi che l’esaminatore può commettere utilizzando gli altri due metodi e, attraverso il supporto di software dedicati ottenere una valutazione in modo veloce e preciso dei movimenti e degli angoli di movimento indagati. L’utilizzo di questa tecnologia richiede particolari competenze non in possesso alla maggior parte delle società di consulenza che operano oggi nel campo della sicurezza ed è indicata per l’effettuazione di perizie particolarmente delicate in quanto, attraverso una notevole mole di dati quantitativi, offre un eccellente supporto all’interpretazione medico-ergonomica. Il punto debole di tale metodica è rappresentato dai costi, non sempre “popolari”, ma vi è da dire che di fronte ad una richiesta di malattia professionale o alla possibilità che ciò si verifichi tale costo è ampiamente giustificato, anche perché molte volte una applicazione di tale metodo effettuata da professionisti non solo può risultare risolutiva di fronte a pressioni sindacali interne, ma anche migliorativa in termini di efficienza organizzativa. Spesso nella mia esperienza in questo ambito nelle diverse aziende per le quali opero mi sono trovato a fornire indicazioni sulla modifica dell’organizzazione del lavoro per la tal postazione che andavano sia nel senso del rispetto del DLgs 81/08 sia nel verso di una migliore efficienza produttiva, con buona pace della RSU interna e della direzione di produzione. D’altra parte nella sua stessa definizione è previsto che “l’obiettivo dell’Ergonomia è il perseguimento del benessere del lavoratore e l’efficienza complessiva del sistema (cioè dell’organizzazione)”. E’ questo un concetto nuovo per le aziende italiane, che hanno visto sempre in modo antitetico le due cose, cioè il benessere del lavoratore è sempre stato associato ad una perdita di efficienza, mentre è vero l’esatto contrario, a patto che l’analisi ergonomica e le soluzioni derivate siano effettuate da professionisti competenti in materia.Le aziende, quindi si guardino bene dal fare effettuare questo tipo di analisi da persone non qualificate magari allettate da prezzi modici. I temi relativi a tali valutazioni sono da considerare ad alto rischio e quindi degni della massima attenzione da parte del Servizio.Prevenzione e Protezione e dalla Direzione Generale in quanto gli effetti sfavorevoli non sono solo relegabili all’area Medicina del lavoro. Spesso si pensa che la tale lavorazione che ha provocato uno o più casi di malattia professionale abbia solo un impatto sul o sui lavoratori interessati che possono essere ricollocati in altro ruolo in azienda magari dopo un lungo periodo di assenza dal lavoro. Non è solo questa la conseguenza nefasta di questo tipo problematica. E tra le altre ne indicherò solo due. In presenza di malattie professionali i rapporti con il sindacato diverranno più problematici e la gestione di ciò porta spesso a conflitti che vanno nel segno dell’inefficienza organizzativa e produttiva. Ma il peggio deve ancora venire. Infatti, se gli organi di controllo, a fronte dell’ispezione nella postazione incriminata dovessero rilevare condizioni la essi ritenute inaccettabili a sostenere il ritmo produttivo definito dall’azienda potrebbero imporre all’azienda stessa di non andare oltre un determinato numero di movimenti ripetuti, imponendo indirettamente di limitare la produttività di quell’area produttiva. A questo punto, l’azienda si troverebbe nella condizione in cui per aumentare la produttività dovrebbe raddoppiare una linea o effettuare altri “aggiustamenti” organizzativi decisamente costosi. Ed ecco a cosa mi riferivo precedentemente. Nella pratica, un supporto professionale nel campo della valutazione degli sforzi ripetuti effettuato con strumentazione tecnica e competenza ergonomica può consentire all’azienda di anticipare il problema, programmando assieme alla RSU interna e alla direzione di produzione tutte le azioni possibili per poter migliorare l’ergonomia delle postazioni di lavoro, le interfacce con gli utenti che in esse operano e l’organizzazione del lavoro, in uno sforzo comune e congiunto che produrrà sempre un risultato positivo per l’organizzazione, migliorandone l’efficienza.Prof. Francesco Marcolin¹ e dr. Marco Bordignon2
1Ergonomo Europeo Certificato e Professore di Ergonomia presso ISIA Roma Design University; Già Visiting Professor presso il Corso di Laurea Magistrale InterAteneo in "Scienze della Prevenzione" Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università di Trieste e Udine, Fondatore e Responsabile di ErgoCert – Ente di Certificazione per l’Ergonomia2Ergonomo Europeo Certificato e Responsabile Area Tecnica di ErgoCert – Ente di Certificazione per l’Ergonomia -
Linee guida usabilità dei siti web
Animazioni, video e messaggi audio- Utilizzare animazioni, video e messaggi sonori, che attirano facilmente l’attenzione dell’utente, solamente quando sono di supporto alla comprensione del contenuto del sito o strettamente necessari per la destinazione d’uso dello stesso.- Fornire una spiegazione introduttiva alle animazioni prima della loro visione.Aiuti- Fornire brevi informazioni testuali (glosses) sulla sovrapposizione del cursore sul link.- In caso di errori prevedibili, fornire adeguati chiarimenti all’utente.- Le FAQ (Frequently Asked Questions) o istruzioni on-line forniscono dovrebbero fornire istruzioni passaggio per passaggio riguardo ai compiti rilevanti.Allineamento- Allineare visivamente gli elementi concettualmente affini delle pagine, orizzontalmente e verticalmente.- Nel caso dei testi, allineare a sinistra titoli e blocchi testuali.Area di prima pagina- Cercare di includere tutte le informazioni rilevanti nella schermata inizialmente visualizzata (massima e immediata visibilità), minimizzando la necessità di scorrimento verticale (scrolling).- In tale area devono essere presenti i link principali.Attirare l’attenzione- Oggetti e testi in movimento e/o emergenti sono gli elementi che maggiormente attirano l’attenzione dell’utente.- Anche la grandezza differenziale degli oggetti attira l’attenzione, seppur in misura minore, purché non venga percepita come decorativa.- L’uso di colori e formati grafici testuali differenti, purché parsimonioso (non troppo difuso nelle pagine), è in grado di produrre una focalizzazione dell’attenzione.- Non utilizzare più di due delle modalità descritte contemporaneamente.- Riguardo ai contenuti multimediali si veda Animazioni, audio e messaggi video.Barra di navigazione- La presenza della barra di navigazione, che organizza le sezioni tematiche del sito in forma testuale o pittorica, è un potente ausilio alla navigazione.- La barra di navigazione non dovrebbe contenere più di sei/sette elementi.- Disporre la barra di navigazione principale sempre nella stessa posizione nelle pagine: o in alto o al margine sinistro della pagina (porzioni di schermo maggiormente osservate).- La barra di navigazione deve essere ripetuta con lo stesso tema grafico.- Nel caso di pagine molto lunghe, che prevedono uno scroll verticale ampio, riportare la barra di navigazione anche a fondo pagina.Caricamento- Le pagine dovrebbero caricarsi rapidamente (5 secondi o meno).Cliccabilitá- Evitare di far sembrare cliccabile qualcosa che non lo è.- Abbinare a simboli e icone anche un link testuale se si ritiene non sia evidente l’affordance (caratteristica sensoriale di un oggetto che trasmette intuitivamente la sua funzionalità ed uso) di cliccabilità.- Nel caso in cui sia cliccabile solo una parte di un’immagine, assicurarsi che ciò sia evidente, o rendere cliccabile l’intera immagine.- Tra due elementi cliccabili deve essere presente uno spazio di almeno 2 pixel.Consistenza- Assicurarsi venga mantenuta la consistenza grafico-visiva tra le pagine (modalità similari in localizzazione e grandezza delle immagini, del titolo/intestazione e della barra di navigazione, etc.): ciò rende il sito riconoscibile e memorizzabile.Data entry- Distinguere chiaramente tra campi necessari e opzionali: l’asterisco (*) è sempre più accettato dagli utenti come simbolo dei campi necessari.- Non richiedere agli utenti di reinserire due volte la stessa informazione.- Se necessario, inserire opzioni mutuamente esclusive.Densità e presentazione dell’informazione- Assicurarsi che le pagine non contengano un eccesso di informazioni e che queste siano visivamente disposte in modo tale da facilitarne la ricerca e la fruizione: la densità informativa deve essere appropriata agli utenti e ai compiti da loro svolti.Differenziazione e raggruppamento degli elementi di navigazione- Differenziare semanticamente e graficamente l’uno dall’altro i vari elementi di navigazione, ma disporli opportunamente raggruppati in modo consistente tra le diverse pagine (così da essere facilmente riconoscibili; es. menù principale e secondario).- Ciascun cluster informativo (gruppo semanticamente omogeneo) può essere visivamente osservato in un’unica fissazione (5°, circa 4,4 cm di diametro sullo schermo).Download- Informare gli utenti sul tempo approssimativo restante per il completamento del download (in base alla velocità di connessione).Errori- Anticipare gli errori prevedibili degli utenti e predisporre adeguate segnalazioni.Evitare inibitori di scorrimento- Assicurarsi che la posizione dei titoli e di eventuali altri elementi grafici non diano all’utente l’impressione di aver raggiunto l’inizio o la fine della pagina, quando non è così.Etichette- Assicurarsi che le etichette testuali risultino comprensibili, descrittive della loro funzione o destinazione e cliccabili.Feedback- Fornire costanti feedback all’utente (riguardo al successo di operazioni e possibili eventi critici).Finestre pop-up- L’apertura automatica di pagine è un segnale del sopravvento del sistema rispetto all’utente, che in genere mal la tollera.Grafica- Mantenere il tema grafico in tutte le aree e/o pagine interne, per garantire la consistenza- Mantenere le diverse aree (intestazione, barra di navigazione, contenuto, etc.) graficamente ben distinte e delimitate.- Utilizzare parsimoniosamente le immagini di sfondo, accertandosi che siano semplici soprattutto se le pagine devono contenere anche del testo.Home page- Contenuti e funzioni principali del sito devono poter essere compresi istantaneamente, con una sola occhiata alla home page (HP): presentare la maggior parte delle opzioni direttamente nell’HP.- Non inserire alcun collegamento dalla HP alla HP (pulsante home inattivo).- Limitare la quantità di testo nella HP, in quanto in genere gli utenti la scorrono per farsi un’idea generale del sito.- Quando possibile, mostrare l’intero contenuto della home page in un’unica schermata, senza necessità di scorrere la pagina.- Riportare cambiamenti rilevanti al sito nella HP.Immagini- Utilizzare le immagini solamente quando sono fondamentali per la comprensibilità delle informazioni contenute nel sito.- Evitare l’utilizzo di immagini eccessivamente grandi, che compromettano la visibilità di una parte del contenuto testuale.- Quando la visualizzazione a grandezza reale delle immagini non è fondamentale è preferibile inserire una versione ridotta delle stesse.- Le immagini si sono rivelate maggiormente facilitanti l’apprendimento rispetto al testo.Indice di contenuti- Nelle pagine che richiedono un ampio scorrimento verticale per la lunghezza del testo/contenuti inserire ad inizio pagina un indice con rimandi diretti al relativo contenuto sottostante. Prevedere inoltre un collegamento all’indice al termine di ciascuna sezione.Intestazione- Inserire l’intestazione nell’angolo superiore sinistro della Home Page e di tutte le pagine interne.Larghezza pagine- Utilizzare un layout appropriato che consenta di eliminare la barra di scorrimento orizzontale.Lingua- Se la versione in lingua diversa da quella principale riguarda solo alcune pagine del sito allora il selettore di lingua è inserito solo in queste pagine e l’utente è avvertito qualora un collegamento porti ad una pagina scritta in lingua diversa.Link- Inserire i link principali nell’area di prima pagina.- Utilizzare cambiamenti di colore per indicare che un link è stato cliccato: colori blu e viola sono ritenuti i più efficaci rispettivamente per i link non visitati/visitati (linea guida oggi più flessibile).- Preferire link testuali a link figurativi, utilizzando etichette univoche e di facile comprensione, chiaramente abbinate al contenuto di destinazione (rispetto dell’aspettativa dell’utente).- Nel caso di link testuali, soprattutto se inseriti in lunghe frasi, far si che l’utente non debba leggere tutto il testo per comprendere la destinazione del collegamento: una possibile soluzione consiste nel sottolinearli.- Evitare la dicitura “clicca qui”.Liste- Se possibile, organizzare elementi affini in liste secondo un ordine significativo, posizionando quelli più rilevanti in cima.- Nel caso in cui ciò non fosse possibile organizzare le liste per ordine alfabetico o numerico.- La disposizione verticale è preferibile per i compito di ricerca visiva.- Prevedere un titolo per ciascuna lista.Logo- Inserire il logo aziendale in ogni pagina, mantenendone la posizione.Log-out- Rendere visibile il pulsante di log-out, posizionandolo in alto a destra.Lunghezza della pagina- Usare pagine brevi per le home page, per le pagine di navigazione e per pagine che devono essere velocemente sfogliate o lette on-line.- Utilizzare pagine con scorrimento verticale (scrolling) quando l’utente esegue una lettura finalizzata alla comprensione di un testo/argomento (facilitare una lettura senza interruzioni).- Negli altri casi, se la pagina contiene una gran quantità di informazione, è bene suddividere in più pagine l’informazione da presentare ed indicare sia il numero complessivo delle pagine, che la posizione della pagina corrente all’interno dell’insieme ottenuto. Queste indicazioni vanno inserite all’inizio e alla fine della pagina. Ad esempio:pagina 4 di 5 < precedente 1 2 3 4 5 successiva >- Quando il tempo di risposta del sistema è ragionevolmente veloce utilizzare più pagine (paging) legate da appositi link.Lunghezza linee testuali- Gli utenti leggono più rapidamente linee testuali lunghe: se risulta essere importante la velocità di lettura sono quindi preferibili pagine con linee di 75-100 caratteri.Mappa del sito- Se il sito è molto ricco di pagine, prevedere una mappa del sito, realizzata mediante liste in modo da indicare la gerarchia della struttura.Menù- Far sì che le sottocategorie tematiche comprese nel menù, per ciascuna area, siano strettamente correlate alla stessa.- Inglobare gli eventuali menù secondari e terziari tra loro o nel menu principale.- Menù a cascata producono tempi di navigazione più elevati perché richiedono il costante riposizionamento del cursore.Motore di ricerca- Prevedere la presenza del motore di ricerca, costituito da un campo per l’immissione del testo e da pulsante “Cerca” (e non come semplice link), in ogni pagina del sito.- Costruire un motore di ricerca interno che risponda alla terminologia dell’utente.Organizzazione dell’informazione- Stabilire una gerarchia d’importanza dell’informazione, disponendo i link e le categorie informative rilevanti in alto.- Evitare un’organizzazione dell’informazione “ad albero” (puramente gerarchica), se non quando il numero di pagine e link contenuti è ridotto; quando invece la struttura risulta essere più complessa è preferibile l’utilizzo di un’organizzazione su diversi livelli interconnessi.- Raggruppare le informazioni e le funzioni correlate in modo da diminuire il tempo di ricerca e navigazione.- Utilizzare i colori per raggruppare visivamente le informazioni.Orientamento dell’utente- Far sì che da qualsiasi pagina del sito sia possibile tornare alla HP: ciò consente agli utenti che si sono “persi” nel sito di ricominciare la navigazione da un punto certo di riferimento.- In ciascuna pagina del sito fornire graficamente indicazioni per agevolare l’orientamento dell’utente.- In ciascuna pagina del sito fornire il percorso dalla Home page alla pagina corrente (menù a “briciole di pane”).Pulsante- Nel caso fossero presenti più pulsanti, disporre quello più rilevante a sinistra per consentirne una più immediata detezione (rilevazione da parte dell’utente).Raggiungibilità informativa- Progettare il sito web in modo tale che le funzioni vengano svolte con il minimo numero di click possibile: il percorso necessario per raggiungere un obiettivo informativo non deve eccedere i 3 click (Regola dei 3 click).Registrazione- Predisporre la funzionalità di registrazione nella parte superiore della pagina, preferibilmente a destra.Risoluzione e visualizzazione- La progettazione del sito dovrebbe essere indipendente dalla risoluzione dello schermo (impaginazione in termini di percentuale di spazio disponibile).- Si consiglia di testare la visualizzazione con differenti soluzioni (circa il 50% dei monitor ha risoluzione 1024 x 768).- Evitare componenti strutturali della pagina che determinano la presenza di una barra orizzontale di scorrimento.- Testare la visualizzazione con diversi browser e con versioni sorpassate da almeno 2 anni (inerzia di installazione).- Verificare che al ridimensionamento della finestra il contenuto rimanga leggibile e comprensibile.Sfondo- E’ preferibile l’utilizzo di sfondi con colori tenui ed omogenei (anche bianco).Spazi vuoti- Evitare eccessivi spazi vuoti tra le diverse unità/sezioni della pagina.Stampabilitá- Predisporre l’informazione con l’aspettativa che possa sia essere letta online che stampata, tenendo conto che in genere documenti più lunghi di 5 pagine tendono ad essere stampati, quelli più corti letti su schermo.Testi- Si consiglia di utilizzare caratteri di almeno 12 punti per garantire la leggibilità del testo, ed in ogni caso mai più piccoli di 9 punti. Nel caso i destinatari d’uso possano avere più di 65 anni passare a 14 punti.- Quando un testo è destinato ad essere letto e compreso rapidamente dagli utenti utilizzare il colore nero su sfondo chiaro ed uniforme (anche bianco), garantendo un elevato contrasto. Rispetto ad una configurazione testo sfondo differente la velocità di lettura più essere più rapida anche del 60%.- Utilizzare il grassetto con parsimonia e solo quando è estremamente importante attirare l’attenzione dell’utente.- Non utilizzare la sottolineatura se non è presente un corrispondente link.- L’utilizzo di caratteri non familiari può ridurre significativamente la velocità di lettura.- Evitare testi dinamici, se non specificatamente inseriti per attirare l’attenzione dell’utente.Titoli- Inserire titoli brevi, univoci e significativamente differenti in ogni pagina web.- Dare un titolo significativo e pertinente alla pagina (page title).URL- L’indirizzo web che conduce al sito deve essere conciso (maggiore lunghezza comporta maggiore possibilità di errori) e composto da sole lettere minuscole.Utilizzo di cornici- Mantenere visibili determinate funzioni/informazioni nello schermo (tramite “cornici”), quando è utile che le stesse siano disponibili all’utente che accede ad altre informazioni nel sito.Vicoli ciechi- Non indirizzare l’utente a pagine senza opzioni di navigazione.BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:M. Visciola, Usabilità dei siti web, Apogeo, Milano, 2000J. Nielsen, Designing Web Usabilit,. New Riders Pub., 1999B. Shneiderman, M. O. Leavitt., Research-Based Web Design & Usability Guidelines -
Indice di Comfort
L'I.C. è l'indicatore numerico sviluppato da ErgoCert in collaborazione con l'Università di Udine, validato e brevettato, che consente di quantificare il comfort offerto dai diversi prodotti.IpotesiUn sedile o altra superficie con un elevato grado di comfort avrà, tra le altre caratteristiche, la capacità di assecondare la forma delle superfici del corpo del soggetto che entrano in contatto con esso, minimizzando le pressioni medie, i picchi ed i gradienti di pressione.Superficie rigida di riferimento
Partendo da tale presupposto, ErgoCert ha predisposto e brevettato una metodologia di analisi delle distribuzioni pressorie, denominata “Indice di comfort”, che considera i citatiparametri e contiene un criterio di normalizzazione costituito dall’utilizzo di un Sedile/Superficie di Riferimento (SDR). Tale superficie, cui è assegnato comfort nullo, rappresenta l’elemento atto a rendere possibile il confronto tra diverse superfici.La qualità della distribuzione barometrica, misurata mediante appositi sensori e coinvolgendo un campione di soggetti, è espressa da un indicatore numerico (correlabile ad un indicatore di comfort percepito).
Validazione scientifica e brevetto

ApplicazioniTale indice è stato efficacemente utilizzato nello studio di diversi prodotti, tra i quali:Sedili Auto Lamborghini

Sedili per Trattori
Sedute VDT
Materassi per uso domestico
Materassi per uso sanitario
Materassi antidecubito ad aria
Cuscini Antidecubito
Cuscini ginnici
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Il prodotto ergonomico
Un prodotto ergonomico, per essere considerato tale, deve rispondere ai seguenti requisiti: deve essere centrato sull’utente, amichevole nell’interazione, sicuro, facile e soddisfacente nell’utilizzo. E' comprensibile come l'ergonomia, in quanto area di studio che persegue il benessere dell'Uomo, abbia sviluppato dei criteri ben precisi che possono guidare la progettazione di nuovi sistemi “user friendly” (amichevoli per l’utilizzatore) oppure la valutazione di prodotti già esistenti.Il concetto di usabilitàUn prodotto ergonomico è caratterizzato da un elevato grado di usabilità (neologismo derivato dal termine inglese ‘usability’). Questo termine, ampiamente utilizzato in campo ergonomico, non è di facile definizione. Seguendo Nielsen (1993), l’usabilità può essere descritta facendo riferimento a più dimensioni:- la facilità con cui si impara a lavorare con il sistema;
- l’efficienza, determinata dal maggior livello di produttività possibile;
- la facilità con cui l’utente riesce a ricordare le varie informazioni;
- il numero di errori compiuti dall’utente in interazione con il sistema;
- la soddisfazione d’uso.E’ importante sottolineare che l’usabilità di un prodotto viene misurata in relazione a certi utenti e a certi compiti. Infatti, può accadere che in uno stesso sistema l’usabilità possa essere valutata diversamente a seconda che venga usato da utenti diversi per eseguire compiti diversi.Quando si valuta o si progetta un sistema è quindi necessario conoscere la classe di persone che lo userà, ottenendo informazioni riguardanti le abilità, il livello culturale, l’età e il grado di “expertise” specifico per il compito in questione, per poter prevedere le difficoltà dell’utente tipo e per determinare i limiti di complessità tollerabili all’interno del sistema. Oltre agli utenti e ai compiti, l’usabilità deve anche essere messa in relazione con il contesto in cui il prodotto si trova: un prodotto che isolatamente presenti un’elevato grado di usabilità potrebbe essere poco usabile in un contesto più complesso, inserito, ad esempio, all’interno di un sistema.L’ergonomia cognitivaParlando di usabilità di prodotti, non possiamo non entrare nel merito dell’ergonomia cognitiva. Mentre i primi sviluppi dell’ergonomia si erano incentrati principalmente su ricerche di tipo antropometrico, biomeccanico, al limite con riferimento all’ottica e alla psicologia della percezione, negli ultimi anni l’aspetto psicologico-cognitivo si sta facendo strada. La nascita dell’ergonomia cognitiva si è avuta in concomitanza con lo sviluppo delle interfacce informatiche, per le quali risultò importante studiare l’interazione Uomo-macchina in riferimento alle caratteristiche cognitive dell’utente (percezione, memoria, ragionamento, etc.) piuttosto che a quelle antropometriche o biomeccaniche.Ergonomia e designIn questi ultimi anni il dibattito culturale sul design industriale e sull’ergonomia ha messo in evidenza in Italia, ma soprattutto all’estero, la tendenza a dare una crescente importanza all’integrazione dell’ergonomia con il design e l’innovazione.Oltre a dare utilità ad prodotto, il buon design lo rende autoesplicativo ed è rispettoso dell’ambiente. Alcuni fattori per un prodotto di buon design enfatizzano gli aspetti psicologici del rapporto prodotto-utente, come l’essere studiato dal punto di vista ergonomico, dare l’idea di unicità, venire identificato da parte dei consumatori, generare fiducia di per sé, avere una ottima interfaccia uomo-macchina, tener conto degli aspetti psicologici.Altri elementi importanti sono alcuni criteri di qualità pratica, come le proprietà di maneggevolezza, la facilità di pulizia, il rumore, la facilità di comprensione del manuale di istruzione.Umberto Eco (Catalogo della Mostra “Italiana reEvolution”, a cura di P. Sartogo, Ed. La Jolla Museum of Contemporary Art, 1982) mette in evidenza un altro aspetto che attiene alla corretta usabilità degli oggetti quando scrive che “... occorre anche che l’oggetto mostri a cosa serve e come deve essere usato... Questo aspetto del design è fondamentale, ma non sempre viene tenuto in considerazione...”. -
Ergonomia e sale di controllo
Nei più diversi contesti (trasporti, industria, smaltimento rifiuti, etc.), lo sviluppo della tecnologia ha portato, in sostituzione dei precedenti sistemi di controllo, all’implementazione di postazioni multi-schermo e sistemi di gestione in grado di visualizzare e controllare quantità sempre più elevate di informazioni, sistemi a loro volta inseriti in sale di controllo talvolta di grandi dimensioni. L’approccio ergonomico può rivelarsi molto utile e funzionale nell’affrontare la complessità delle scelte progettuali offerte da tali tipi di contesti, che richiedono di considerare ed integrare un gran numero di fattori (tecnico-fisici, biomeccanici, percettivo-cognitivi e psicosociali).Nella letteratura scientifica, ma anche nell’intervento applicativo nei contesti lavorativi, c’è una comune tendenza a suddividere e soprattutto tenere distinte le 3 macro-aree dell’ergonomia, cioè l’ergonomia fisica, l’ergonomia cognitiva ed infine l’ergonomia psico-organizzativa (Wilson, 2000), che dovrebbero essere invece integrate per un’analisi più completa ed efficace tanto negli interventi di progettazione, quanto in quelli di adeguamento. Al contrario, la norma UNI EN ISO 11064 (“Progettazione ergonomica di centri di controllo”) raggruppa tutte e tre le aree, dando maggior enfasi al lato fisico, ma trattando successivamente anche quello cognitivo e non tralasciando comunque l’area socio/organizzativa. La combinazione del fattore umano (utente), della tecnologia e del contesto ambientale sono quindi considerati come un unico sistema per valutare e ottimizzare sia negli interventi di ergonomia di correzione (adeguamento dei posti di lavoro) sia in quelli di concezione (progettazione ex-novo di posti di lavoro o intere sale di controllo).Diversi sono gli aspetti di una sala di controllo sui quali l’ergonomia può efficacemente intervenire. Prima di tutto è opportuno valutare il grado di adeguatezza antropometrica rispetto all’utenza di riferimento degli spazi e delle postazioni di lavoro, che dovrebbero almeno soddisfare le esigenze dimensionali della popolazione di utenti compresa tra il 5° e 95° percentile. Le dimensioni degli operatori più bassi di statura determinano infatti le esigenze di raggiungibilità, mentre quelle degli operatori più alti definiscono le esigenze degli spazi liberi da prevedere per il corretto alloggiamento delle varie parti del corpo, la corretta postura assunta, la raggiungibilità di comandi presenti (pulsantiere, tastiere, sistemi di comunicazione e telefonici) oltre che per il movimento, l’accesso e l’esodo. In proposito è opportuno verificare fattori quali l’ampiezza delle vie di accesso, lo spazio a disposizione per ciascun operatore, l’altezza del piano di lavoro (che dipende dal tipo di compito eseguito ed è basata sulla distanza poplite-suolo della popolazione europea), lo spazio per l’alloggiamento delle gambe e dei piedi, tutte le quote inerenti la tematica della raggiungibilità, nonché l’adeguato supporto degli avambracci.Tali parametri incidono indirettamente sulla valutazione di adeguatezza tecnica del piano di lavoro alle specifiche necessità (es.: conformazione, supporti per alloggiamento monitor e dispositivi di input, posizionamento degli schermi, etc.), della seduta (es.: regolazioni e adeguatezza all’attività svolta) e degli altri arredi di supporto alla postazione.Un tema spesso trascurato dai progettisti è quello relativo all’accuratezza dell’analisi dell’informazione visualizzata dagli schermi, che deve invece essere svolta con particolare riferimento al posizionamento strategico della stessa nei diversi schermi, alle distanze e agli angoli di visione, fattori che risultano particolarmente significativi per una corretta fruizione della postazione di controllo. Le priorità da valutare in questo caso sono: la sicurezza, la necessità di lettura o attuazione veloce e accurata e l’importanza per il funzionamento del sistema. Spesso, nella nostra esperienza, anche nelle sale di controllo più evolute, abbiamo riscontrato dei veri e propri errori di progettazione, talvolta dovuti al fatto che una sala di controllo “cresce per aggiunte successive” di elementi tecnici (monitor, tastiere, pulsantiere, etc.), ma in diversi casi per evidente mancanza di conoscenza specifica dei principi ergonomici da parte dei progettisti. Tali errori non sono da sottovalutare per l’azienda committente che, una volta realizzata la sala di controllo si troverà a constatare tali errori solo dopo diversi mesi di utilizzo da parte degli operatori che non tarderanno a lamentare diverse problematiche riconducibili all’area ergonomica (dolori cervicali e lombari, affaticamento visivo, etc.) che si tramuteranno in problemi da gestire con la RSU interna. Attenzione va anche dedicata al posizionamento dei dispositivi di controllo/comando e particolare rilievo va posto al sistema degli allarmi, che devono essere visibili/fruibili in funzione dell’importanza relativa in particolare per quelle sale di controllo che richiedono un ruolo molto attivo degli operatori. Tutte queste problematiche vengono messe in luce attraverso un’attenta task analysis (analisi dei compiti) che va condotta secondo una precisa metodologia e che rappresenta il vero cuore della valutazione ergonomica, sia che si desideri valutare una o più postazioni esistenti, sia che ci si cimenti in una progettazione ex-novo. Tale tipologia di analisi inoltre conduce a due evidenti vantaggi per l’azienda committente: da una parte risponde in modo esaustivo alle richieste imposte dall’art. 15 del D.Lgs 81/08 in fatto di rispetto dei principi ergonomici, ma dall’altro (e ciò è spesso meno noto alle aziende) contribuisce in modo significativo a evitare errori di progettazione fino dall’inizio di tale processo. Accanto a ciò, è necessario considerare la conformità dei fattori ambientali: il layout (es.: posizionamento postazioni, distanza minima tra le postazioni, previsione di eventuale ampliamento), acustica/rumorosità ambientale, illuminazione in funzione dell’attività svolta, microclima e qualità dell’aria e presenza di campi elettromagnetici significativi.Dal punto di vista biomedico, bisogna inoltre sottolineare come le postazioni che prevedono il controllo visivo producono tre principali condizioni potenzialmente rischiose: il mantenimento prolungato della postura seduta (o assisa), stati di fatica visiva (simili alle altre attività a VDT) e stati riconducibili alla fatica mentale, in certi casi dovuti a stress (sovraccarico) ed in altri sottoattivazione (sottocarico).Per quanto concerne il mantenimento prolungato della postura seduta (o assisa), anche se non estrema, va segnalato come al fine di considerare una postura ergonomicamente corretta è necessario che tutti i segmenti corporei siano bilanciati e supportati, seguendo delle indicazioni che rimandano alla scelta di una buona seduta VDT. Per tali postazioni di controllo si consiglia senza dubbio la scelta di una seduta che abbia ottenuto l’attestazione di prova di Tipo A ai sensi della norma UNI EN 1335. Un’altra norma, la ISO 11226 (2000), in proposito, offre alcune indicazioni ulteriori, tra cui l’auspicata presenza di una sufficiente variazione dal punto di vista fisico nei compiti lavorativi, l’alternanza se possibile della postura assisa e di quella eretta, inframmezzate da alcuni minuti di deambulazione, il supporto delle braccia e l’orientamento prevalentemente verso il basso dalla linea di visione.Gli stati di fatica mentale, invece, legati a situazioni che offrono elevate richieste o viceversa poca varietà, sono ben definiti nella norma ISO 10075, che propone come supporto alla progettazione di condizioni lavorative che tengono conto del carico mentale, inteso tanto come sovraccarico (stress), quanto come sottocarico (noia e monotonia), stati mentali entrambi possibili in funzione del carico di lavoro richiesto dall’attività di controllo nei diversi momenti.Riguardo agli stati di affaticamento visivo, espressamente citati nello stesso Testo Unico per la sicurezza (D.Lgs. 81/08), rimangono valide le indicazioni contenute nello stesso in merito alle pause programmate, unitamente a quanto previsto dalla normativa ergonomica in merito all’altezza e visibilità dei caratteri.Dal punto di vista psicosociale, stanti gli aspetti di fatica mentale già citati, va ribadito come nelle nuove sale di controllo e postazioni, la distanza dalla reale attività lavorativa sia notevolmente aumentata. Da un lato, infatti, la tecnologia è di supporto all’operatore nello svolgimento dei compiti di controllo, dall’altro aumenta il numero di informazioni da gestire, il numero di compiti da svolgere e il numero di errori presenti in un ambiente con molte ambiguità ed insicurezze informative (Neerincx and Griffioen, 1996). Nei centri di controllo, gli operatori devono quindi gestire una gran mole di informazioni mediante sistemi complessi, rispetto ai quali non hanno un diretto controllo se non attraverso l’interfaccia grafica disponibile (Cellier et al. 1997).Benché molte delle comunicazioni siano di tipo verbale o scritto, la maggior parte dei compiti eseguiti dagli operatori nelle postazioni multi-schermo di controllo é di tipo cognitivo, più difficilmente osservabili ed interpretabili. L’analisi dei processi percettivo-cognitivi alla base dell’attività di controllo é utile per avere una più completa comprensione delle modalità di interazione uomo/sistema complesso. L’operatore, infatti, deve prima di tutto rilevare e riconoscere i segnali inviati dal sistema, attribuendo loro il corretto significato in relazione alla situazione in essere; nei compiti di monitoraggio attivo è presente una componente di ricerca visiva (visual search) degli stimoli, che si protrae per lunghi periodi configurando tale attività come vigilanza. La vigilanza è definita come l’abilità individuale che permette di mantenere l’attenzione e di rimanere in allerta per lunghi periodi di tempo, con la finalità di rilevare stimoli, eventuali segnali critici o cambiamenti delle informazioni (Scerbo, 1998). Gli operatori devono essere pertanto proattivi nella ricerca delle informazioni necessarie per modificare il loro modello mentale in base a ciò che sta accadendo. Nella sequenza di processi che costituisce l’interazione uomo-sistema segue la scelta delle eventuali azioni/risposte, a volte automatizzata e comunque dipendente dalle conoscenze possedute e dalla cosiddetta expertise.Da quanto esposto si evince come una corretta progettazione o una successiva attività di adeguamento di una sala di controllo e delle postazioni multi schermo ivi contenute debba necessariamente tenere conto di molteplici fattori, che la disciplina ergonomica per sua natura riesce adeguatamente a contemplare ed integrare.Prof. Francesco Marcolin¹ e dr. Marco Bordignon²
1 Ergonomo Europeo Certificato e Professore di Ergonomia presso ISIA Roma Design University; Già Visiting Professor presso il Corso di Laurea Magistrale InterAteneo in "Scienze della Prevenzione" Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università di Trieste e Udine. Fondatore e Responsabile di ErgoCert – Ente di Certificazione per l’Ergonomia.
2 Ergonomo Europeo Certificato e Responsabile Area Tecnica di ErgoCert – Ente di Certificazione per l’Ergonomia. -
Ergonomia e qualità forniture d'ufficio
La fornitura di attrezzature d’ufficio è il momento in cui si incontrano le scelte produttive delle aziende che operano nel settore dell’arredo, che progettano e standardizzano i loro prodotti in un mercato sempre più mutevole, e le crescenti richieste tecnico-prestazionali e di qualità degli acquirenti, che acqusiscono particolare rilevanza nelle grandi forniture, ad esempio nelle gare d’appalto, i cui criteri di valutazione/aggiudicazione sono spesso tutt’altro che chiari. In tale terreno non sono assenti contraddizioni ed incomprensioni, frutto del moltiplicarsi di prescrizioni normative e delle contingenze di mercato, che incidono tanto sui produttori, quanto sugli acquisitori, ed emerge l’esigenza di metodi e strumenti condivisi di valutazione e qualificazione dei prodotti.Un utile punto di partenza, per quanto riguarda la valutazione ergonomica, può essere fissato nell’articolo 15 del vigente Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/08), che richiede il rispetto dei principi ergonomici, oltre che nell'organizzazione del lavoro e nella concezione dei posti di lavoro, anche nella scelta delle attrezzature. Ad integrazione di quanto detto è utile ricordare come, tra gli obblighi di legge previsti per i fabbricanti ed i fornitori (art. 23, D.Lgs. 81/08), ci sia il divieto di fabbricazione e vendita “di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro”, mentre al datore di lavoro sia richiesto di mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti descritti, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi. All'atto della scelta delle attrezzature di lavoro, il datore di lavoro dovrebbe quindi considerare le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro da svolgere, i rischi presenti nell'ambiente di lavoro, i rischi derivanti dall'impiego delle attrezzature stesse ed i rischi derivanti da interferenze con le altre attrezzature già in uso. Tali prescrizioni di legge spesso creano incertezza nelle aziende che devono operare acquisti per gli uffici, in quanto richiedono la considerazione di molteplici fattori, da valutare ed integrare nella scelta delle attrezzature per l’ufficio (sedute, scrivanie, mobili contenitori, dispositivi informatici, etc.) e nella progettazione di nuovi ambienti di lavoro a videoterminale. Non di rado ne risultano contenziosi (in alcuni casi tecnici, in altri sindacali o solo relazionali), nonché inefficienze produttive.La disciplina ergonomica, in quest’ottica, può gettare un ponte tra le esigenze di fornitori ed acquisitori, in virtù di un corpus metodologico che consente di stabilire precisi parametri di valutazione e range di accettabilità, per i diversi prodotti di una fornitura e di integrare coerentemente le diverse scelte progettuali. Una completa valutazione di adeguatezza ergonomica, infatti, non dovrebbe considerare unicamente la conformità tecnica alle normative di riferimento, ma anche altri fattori quali le caratteristiche dell’attività svolta, quelle dei luoghi di lavoro, quelle degli utenti finali e non ultima la loro percezione e soddisfazione. La normativa in ambito ergonomico richiede che, per poter valutare e certificare un ambiente/prodotto, siano eseguite prove accurate relative a tutte e tre le aree disciplinari afferenti all’ergonomia in relazione agli obittivi di valutazione/scelta di attrezzature specifiche: l’area politecnica (ingegneria, architettura, disegno industriale ed informatica); l’area biomedica (fisiologia, biomeccanica ed antropometria); l’area psicosociale (organizzazione del lavoro, psicologia e sociologia).Ma quali sono gli strumenti che consentono agli acquisitori di avere certezza che le attrezzature per l’ufficio acquistate rispettino effettivamente tali principi ergonomici, e risultino adeguate all’utenza e all’attività previste?Un riferimento è rappresentato dai Disciplinari tecnici sviluppati da ErgoCert – Ente di Certificazione per l’ergonomia (www.ergocert.org), ad oggi unico organismo in Italia accreditato da ACCREDIA1 per la certificazione ergonomica di prodotto/processo.In merito all’adeguatezza ergonomica delle forniture, ErgoCert, a seguito di una precisa richiesta di un fornitore partecipante ad un bando di gara nazionale internazionale, ha sviluppato specifici Disciplinari tecnici per la Certificazione delle caratteristiche ergonomiche di un prodotto o un progetto.Tali Disciplinari contiengono precise indicazioni sui fattori da considerare per ciascuna macro-area dell’ergonomia in riferimento, non solo ai requisiti minimi del D.Lgs. 81/08 ed alle linee guida reperibili nella letteratura tecnico-normativa in merito ai prodotti offerti (ad esempio, nel caso di prodotti per l'uffcio: il piano di lavoro, le sedute VDT, gli arredi, gli strumenti di interfaccia principali, i monitor, le tastiere e i mouse, ecc.), ma anche alle caratteristiche proprie di quel dato lavoro/attività e alle dinamiche presenti in quel contesto(Job Description e Task Analysis), all’adeguatezza dell’ambiente in riferimento alle esigenze dettate dall’antropometria dell'utenza di riferimento ed alla sfera psico-sociale (bisogni e necessità prevedibili dell’utenza di riferimento). Qualora dalle valutazioni effettuate, il prodotto/progetto rientri nei range di accettabilità validati da uno studio preliminare, esso/a può essere Certificato, a garanzia di qualità ergonomica dei prodotti proposti.Per una valutazione rapida dei medesimi parametri, ma anche e soprattutto delle percezioni degli utenti in merito alla loro postazione di lavoro, anche in assenza di Certificazione, può essere utilizzato il software gestionale ErgOffice, appositamente progettato per una facile gestione di tutte le informazioni relative al corretto mantenimento delle condizioni ergonomiche negli ambienti di lavoro VDT. Il software, sviluppato su piattaforma web-based, consente una raccolta più rapida dei dati ed una loro immediata visualizzazione con tabelle riassuntive e grafici, offrendo quindi una fotografia immediata della situazione in essere.Dopo anni di attesa esiste pertanto una metodologia che consente agli acquisitori di avere certezza che le attrezzature acquisite rispettino, non solo i principi ergonomici richiesti dal Testo Unico e dalle normative ad esso associate, ma anche altre indicazioni delle disciplina ergonomica, come l’adeguatezza antropometrica, la considerazione dell’attività svolta e la percezione degli utenti. Tali fattori influenzano indirettamente anche l’efficienza produttiva (influenzata anche da altri aspetti non oggetto di questa trattazione), in quanto spesso si dimentica che persone che operano in condizioni ergonomicamente non adeguate raggiungono livelli di efficienza talvolta neppure accettabili. L’adozione di un approccio ergonomico, oltre a risultare conforme a quanto richiesto dalla legislazione italiana e dalle normative europee, rappresenta uno strumento di crescita della qualità del lavoro e dei rapporti tra azienda e collaboratori, basato su principi di qualità che consente di compiere un passo in avanti nel perseguimento dell’efficienza produttiva associata ad un corretto e sano rapporto con le persone che lavorano.Prof. Francesco Marcolin2 e dr. Marco Bordignon3
1 Accredia è l'Ente designato dal governo italiano ad attestare la competenza e l'imparzialità degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità dei beni e dei servizi alle norme. Ogni paese europeo ha il proprio Ente Unico di accreditamento, che opera in linea con quanto stabilito dal Regolamento CE 765/2008 e dalla norma internazionale ISO/IEC 17011. Accredia è l’Ente designato dal governo italiano. L’accreditamento attesta la competenza e l’imparzialità degli organismi di certificazione, ispezione, verifica e validazione, e dei laboratori di prova e taratura, e ne assicura l’idoneità a valutare la conformità di beni e servizi alle prescrizioni stabilite dalle norme volontarie e obbligatorie. Accredia è un’associazione riconosciuta che opera senza scopo di lucro, sotto la vigilanza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’autorità referente per l’accreditamento a livello nazionale. (Vedi: www.accredia.it)
2 Ergonomo Europeo Certificato e Professore di Ergonomia presso ISIA Roma Design University; Già Visiting Professor presso il Corso di Laurea Magistrale InterAteneo in "Scienze della Prevenzione" Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università di Trieste e Udine
Fondatore e Responsabile di ErgoCert – Ente di Certificazione per l’Ergonomia3 Ergonomo Europeo Certificato e REsponsabile Area Tecnica di ErgoCert – Ente di Certificazione per l’Ergonomia
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Ergonomia e Manuali d'uso
Come insegnano i prodotti di maggior successo, primo fra tutti l’iPhone, una accresciuta usabilità si ottiene mediante l’autoesplicatività dei prodotti stessi: in buona sostanza, il prodotto più usabile è quello che non richiede la consultazione di un manuale d’istruzioni, la cui redazione da parte dei produttori è comunque obbligatoria in ottemperanza alla legislazione vigente. Alcuni prodotti (es.: macchinari industriali, automobili, elettrodomestici, etc.) hanno tuttavia una tale complessità funzionale da richiedere l’attenta consultazione di un manuale d’istruzioni, che dovrebbe essere predisposto secondo determinati criteri, di seguito esposti.I principali contenuti che si richiede siano riportati nei manuali d’istruzioni, esposti nella lingua nazionale del paese di vendita (o in inglese per i paesi anglofoni), sono le caratteristiche tecniche dei prodotti, le modalità d’uso e le avvertenze, ed in particolare i comportamenti di sicurezza. L’assenza di uno di questi può portare alla dichiarazione di difettosità del prodotto, ed alla conseguente possibile richiesta di danni da parte dei consumatori (oggi anche nella forma di class actions). Anche per tal motivo, la redazione di manuali completi ed soprattutto “usabili”, cioè sviluppati, oltre che per essere a norma, per facilitarne l’uso, assume una crescente rilevanza per i produttori.Ognuno di noi sa che i manuali hanno raramente queste caratteristiche ed ha provato la frustrazione che si vive nell’interazione con i manuali che accompagnano molti prodotti. L’ergonomia, disciplina che si occupa di migliorare l’interazione tra gli individui e gli ambienti/prodotti/servizi con cui hanno a che fare, viene in aiuto ai produttori che, oltre a realizzare dei manuali a norma, li vogliano produrre dotati di alcune importanti qualità: leggibilità, comprensibilità dei contenuti, facilità e rapidità d’uso.Ma iniziamo da cosa prevede la legge e la normativa vigente per i manuali d’istruzione. In ambito industriale, il D.P.R. 459/96 e successive revisioni/integrazioni (che recepiscono la Direttiva Macchine 98/37/CE), applicabile a tutti i prodotti classificabili come “macchine”, oltre a rendere obbligatorio il Manuale d’uso e manutenzione (sia dal punto di vista della redazione, sia di quello dell’utilizzazione), fornisce alcune indicazioni su come redigerlo in maniera ottimale in modo da poter rendere le informazioni facilmente reperibili ed applicabili al momento opportuno, anche nelle situazioni di emergenza.Nel settore dei consumi, invece, la Legge 126/91 e successive modifiche e integrazioni (Informazione del consumatore), al punto 1 prevede che i prodotti o le confezioni dei prodotti destinati al consumatore e commercializzati sul territorio nazionale debbano riportare, in lingua italiana, indicazioni chiaramente visibili e leggibili relative:- alla denominazione legale o merceologica del prodotto, al nome, ragione sociale o marchio ed alla sede del produttore o di un importatore stabilito nella Comunità economica europee;
- all'eventuale presenza di materiali o sostanze che possano arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente;
- ai materiali impiegati ed ai metodi di lavorazione ove questi siano decisivi per la qualità o le caratteristiche merceologiche del prodotto;
- alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d'uso ove utili a fini di utilizzo o sicurezza del prodotto.
La norma UNI 10893 (“Documentazione tecnica di prodotto - Istruzioni per l'uso - Articolazione e ordine espositivo del contenuto”), invece, definisce i criteri essenziali per l'organizzazione del contenuto dell’informazione tecnica di prodotto; al paragrafo 4 della norma si prescrive in particolare la necessità di una progettazione della documentazione: infatti, così come per un prodotto o per un servizio è assodato che sia necessaria una seria progettazione per operare efficacemente e senza sprechi, allo stesso modo deve consolidarsi l’idea che senza progettazione anche la documentazione di prodotto rischia di essere inefficace o, a volte, addirittura inservibile.Inoltre, è necessario individuare chi saranno i destinatari delle informazioni: il Manuale d’uso e manutenzione dovrà essere sviluppato tenendo presente il loro livello culturale, ed il redattore (o il gruppo di redazione) dovrà fare proprio il linguaggio dell’utilizzatore in modo da potergli fornire le informazioni necessarie e sufficienti.Al paragrafo 6 della norma è invece esplicitata la modalità di articolazione dei contenuti: in particolare, si fa riferimento alla necessità di contemplare i seguenti elementi: il frontespizio, le avvertenze generali e le informazioni all’utente, la presentazione del prodotto, la presentazione dell’organizzazione del contenuto e modalità di consultazione, i dati e le caratteristiche tecniche, le istruzioni di installazione, informazioni per il funzionamento in sicurezza e per l’uso previsto dal fabbricante, istruzioni per eseguire la manutenzione, informazioni necessarie alla ricerca di guasti e la documentazione in merito ai componenti commerciali.Fin qui la teoria e la normativa vigente; nella pratica, purtroppo, raramente i produttori riescono a sviluppare delle istruzioni che siano, oltre che formalmente complete di tutte le informazioni previste dalle norme, anche “funzionalmente” efficaci nel trasferire i contenuti all’utente. Questo perché per ottenere un manuale usabile e comprensibile, dunque come già detto “ergonomico”, bisogna impostare un processo di sviluppo organico e ben definito, articolato in un’analisi delle pubblicazioni già svolte riguardanti il prodotto in questione, seguita da un’analisi dei temi e degli argomenti che dovranno rientrare nel manuale, della loro organizzazione e disposizione nelle pagine. Eseguite tali attività preliminari, viene realizzato un prototipo del manuale, valutato da un campione di ipotetici utenti per evidenziarne punti di forza e criticità. Tale procedura viene ripetuta fino al raggiungimento del risultato voluto. Una volta commercializzato il prodotto in questione, e quindi anche il relativo manuale, è possibile condurre ulteriori rilevazioni per monitorare l’effettivo livello di usabilità dello stesso e di soddiffazione dei clienti.Il procedimento descritto consente di ottenere un manuale “usabile”, cioè comprensibile, di facile consultazione ed efficace nella risoluzione delle problematiche che si presentano all’utilizzatore finale. Oltre a tale procedura ed alla conformità normativa precedentemente citata, ErgoCert, Ente di Certificazione per l’ergonomia, ha specificamente sviluppato un Disciplinare Tecnico per la Certificazione delle caratteristiche ergonomiche dei manuali d’istruzione, al fine di offrire una ulteriore garanzia alle aziende produttrici.Ci è sembrato utile offrire questo contributo in quanto le aziende italiane spesso sottovalutano le tematiche relative alla correttezza, completezza e usabilità dei manuali d’istruzione, che sono invece rilevanti non solo dal punto di vista legislativo e normativo, ma soprattutto per il riscontro che ne da l’utilizzatore finale al termine dell’interazione con il manuale stesso. Infatti, un manuale di facile lettura ed interpretazione diventa un elemento di supporto al prodotto, in particolare se il questo è complesso; ciò incide sulla percezione di qualità dell’utilizzatore, e quindi anche sull’immagine del prodotto stesso e dell’azienda produttrice.di Francesco Marcolin¹, Simon Mastrangelo², Marco Bordignon³ e Luca Spirito²
1Ergonomo Europeo Certificato e Professore di Ergonomia presso ISIA Roma Design University; Già Visiting Professor presso il Corso di Laurea Magistrale InterAteneo in "Scienze della Prevenzione" Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università di Trieste e Udine, Fondatore e Responsabile di ErgoCert – Ente di Certificazione per l’Ergonomia.
2Esperti in Ergonomia e Fattore Umano - ErgoProject.
3Ergonomo Europeo Certificato e Responsabile Area Tecnica di ErgoCert – Ente di Certificazione per l’Ergonomia.
